La Sardegna, dalle calette ai nuraghi
Ci si arriva per l’acqua turchese; si riparte con torri dell’età del bronzo, paesi di pastori e una lingua tutta sua. Dodici giorni ad anello da Olbia, per la Gallura, Alghero catalana, Cagliari e il golfo di Orosei.
Il giro dell’isola
La strada fa il giro della Sardegna lungo la costa, con deviazioni verso l’interno. A nord-est, la Gallura è una terra di granito: massi arrotondati dal vento, macchia e calette dall’acqua turchese. Su questa costa quasi disabitata, il principe Karim Aga Khan ha fondato nel 1962 il consorzio della Costa Smeralda. Le calette della Costa Smeralda sono diventate l’immagine più nota dell’isola.
A ovest, una litoranea corre lungo il mare, da Alghero a Bosa, dove le case colorate salgono verso un castello. Al centro, la Barbagia è una terra di montagne e di paesi di pastori. I Romani la chiamavano Barbaria: le sue tribù sfuggivano alla loro legge. A Orgosolo oltre duecento murales coprono le facciate; il primo è del 1969.
A est, il calcare del Supramonte precipita nel mare. Le pareti della gola di Gorropu superano in alcuni punti i cinquecento metri d’altezza. Sul golfo di Orosei quasi tutte le cale si raggiungono solo a piedi o in barca. Cala Goloritzé, sotto la sua guglia di 143 metri, si raggiunge solo a piedi.

I nuraghi e Su Nuraxi
I nuraghi sono torri in pietra a secco, innalzate per lo più nel II millennio a.C. L’isola ne conta circa settemila. Il più famoso, Su Nuraxi, a Barumini, è rimasto a lungo sepolto sotto i propri crolli. Un figlio del paese, l’archeologo Giovanni Lilliu, lo ha riportato alla luce negli anni Cinquanta: una torre centrale che saliva a oltre diciotto metri, un bastione a quattro torri e intorno un villaggio. Patrimonio mondiale dal 1997, si visita con una guida.
Ovunque, ai bordi delle strade, si alzano torri più antiche di Roma. Il popolo che le ha costruite non ha lasciato scritture. Ha eretto anche le tombe dei giganti, come a Coddu Vecchiu, e scavato pozzi sacri. A Santa Cristina, a mezzogiorno negli equinozi, il sole illumina la scala fino all’acqua.
Più antiche, le domus de janas, le «case delle fate», sono tombe scavate nella roccia. Sono patrimonio mondiale dal 2025.
Ovunque, ai bordi delle strade, si alzano torri più antiche di Roma.
Un’isola, più lingue
Prima del latino, l’isola ha scritto in fenicio. La stele di Nora, trovata nel 1773 vicino a Pula, è considerata la più antica iscrizione fenicia nota fuori dal Levante. Oggi sui cartelli Cagliari si chiama anche Casteddu: la Regione riconosce il sardo dal 1997. Al nord si parla il gallurese, vicino al corso.
Ad Alghero si parla catalano. Nel 1354 Pietro IV d’Aragona prende la città e ne sostituisce gli abitanti con coloni catalani. Un abitante su due sa ancora parlare l’algherese, e le vie hanno due nomi.

Caprera
Nessuna strada porta all’arcipelago di La Maddalena: traghetto da Palau, poi un ponte fino a Caprera. Garibaldi vi visse dal 1856 alla morte, nel 1882; la sua casa bianca è un museo. Il resto dell’isola, parco nazionale, scende in calette di granito.
Informazioni pratiche
- Quando andare
- Maggio-giugno e settembre-ottobre. Luglio e agosto saturano spiagge e traghetti; molte barche da escursione si fermano a fine ottobre.
- Come arrivare
- Nessun ponte: traghetti per Olbia da Genova, Livorno e Civitavecchia, per Golfo Aranci da Livorno, per Porto Torres da Tolone, e da Bonifacio a Santa Teresa Gallura. Aeroporti a Olbia, Alghero e Cagliari.
- Accesso
- Tutto asfaltato. Tornanti lenti in van sulla litoranea da Alghero a Bosa e al passo di Genna Silana; la salita al Golgo è stretta e ripida.
- Dormire in van
- Aree di sosta e campeggi sulla costa. Molti comuni costieri vietano la sosta notturna dei camper vicino alle spiagge.
- Da sapere
- La Pelosa si prenota da metà maggio a metà ottobre, Cala Goloritzé in stagione. Portare via sabbia o conchiglie è vietato. I centri storici sono spesso in ZTL: si parcheggia all’ingresso.
- Calcolare
- Dodici giorni per il giro dell’isola, due settimane con La Maddalena e il sud-ovest, dal Pan di Zucchero all’isola di San Pietro.

Da non perdere
- 1Capo TestaUn capo di granito scolpito dal vento, di fronte alla Corsica.
- 2La PelosaSabbia bianca, una torre di avvistamento sull’isolotto e di fronte l’Asinara, isola-carcere chiusa al pubblico fino al 1999.
- 3La grotta di NettunoSe il mare lo permette, ci si scende per i 654 gradini aggrappati alla falesia di Capo Caccia, oppure in barca da Alghero da aprile a ottobre.
- 4La litoranea da Alghero a BosaUna strada a balcone sul mare, sotto le alture dove nidificano i grifoni.
- 5TharrosUna città fenicia e poi romana in punta al Sinis; i giganti di Mont’e Prama si vedono a Cabras, lì vicino.
- 6Il Castello di CagliariLa città alta dei Pisani, le sue torri del Trecento e il bastione di Saint-Remy.
La Sardegna per immagini



La tomba dei giganti di Coddu Vecchiu, vicino ad Arzachena, con la sua grande stele centinata.
La tavola sarda
La cucina sarda è anzitutto una cucina di pastori. Il pane carasau è una sfoglia croccante detta «carta da musica». Il porceddu, maialino arrosto, si mangia nei giorni di festa. In Ogliastra, i culurgiones sono ravioli di patate, pecorino e menta, chiusi a spiga.
La bottarga di muggine dello stagno di Cabras è la più pregiata. Si chiude con una seada, fagottino fritto al formaggio bagnato nel miele, e un bicchiere di mirto. Il Cannonau è il grande rosso dell’isola; il Vermentino di Gallura, la sua unica DOCG.
Anello da Olbia
+33tappe- 1San Pantaleo · Capriccioli · Porto Cervo · Tomba dei giganti di Coddu Vecchiu
- 2Capo d'Orso · Santa Teresa Gallura · Capo Testa · Isola Rossa
- 3Domus de janas della Roccia dell'Elefante · Castelsardo · Spiaggia della Pelosa
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